giovedì 15 gennaio 2009

Conferenza stampa all’Unibo di Baires - lunedì 24 novembre

DA VICINO NESSUNO E’ NORMALE

Dopo un’affollata assemblea mattutina nella la hall dell’albergo che ci ospita ci prepariamo a partire dall’hotel Salles per partecipare alla conferenza stampa che si terrà alla sede dell’università di Bologna a Buenos Aires. I preparativi sono febbrili. L’atrio dell’hotel è irriconoscibile, si è trasformato all’improvviso in un grande spogliatoio. C’è chi indossa le magliette con il logo di patas arriba , chi si veste con le bandiere che abbiamo portato dall’Italia annodandosele al collo e c’è chi ha tirato fuori dalla valigia magliette con la scritta:”da vicino nessuno e’ normale”. Le spillette con il richiamo ai diritti e alla salute mentale spuntano sul petto dei viaggiatori e sugli zainetti che accompagneranno il nostro cammino. L’ albergo e ormai diventato troppo piccolo per contenere l’entusiasmo dei 37 emiliano romagnoli.

Gli scatti delle macchine fotografiche e le riprese video si moltiplicano. E’ come se provassimo il timore che l’energia circolante nell’aria attorno a noi possa disperdersi, dissolversi e che la tecnologia abbia magicamente il potere di trattenerla per renderla disponibile quando ne avremo bisogno. La porta dell’hotel si spalanca, cedendo di fronte all’onda d’urto dei viaggiatori e finalmente quell’ energia del cambiamento si libera e trova il luogo dove esplodere: la strada.
E cosi lungo il marciapiedi dell’Avenida si crea un corteo festoso non autorizzato che con grande allegria si avvia verso la sede dell’università di Bologna dove ci attende il responsabile dell’Ateneo, i nostri amici dell’ADESAM, dell’UNASAM, la segretaria dell’ambasciatore e soprattutto gli altri italiani appena giunti in terra argentina dopo un viaggio un pò tribolato.
Dopo i saluti di rito, in maniera forte e prorompente prendono campo le emozioni, i sentimenti attraverso le testimonianze di Daniela, mamma che ha voluto partecipare a questo viaggio con la sua famiglia coinvolgendo i suoi figli Mirko e David di 16 e 10 anni perché convinta del valore educativo di un esperienza come la nostra. La testimonianza commossa, di Annamaria, la voce di chi sente le voci , che ha afferma con forza la necessità, da parte di ciascuno di noi, di riprendersi la vita. La priorità di combattere i pregiudizi in prima persona di Egidio, familiare convinto sostenitore del fare assieme e dei gruppi di auto e mutuo aiuto.
E’ poi la volta di Tuccio che a un certo punto della sua vita ha dovuto fare i conti con il malessere esistenziale di suo figlio e, proprio a partire da quella esperienza dolorosa, ha messo in guardia tutti dall’idea malsana di riproporre i manicomi come una cura possibile. Belle le parole con le quali ha concluso la sua testimonianza: “oggi mio figlio è guarito, lavora, ha delle relazioni significative, dirige una polisportiva insieme ad altri. Se Basaglia non avesse chiuso i manicomi mio figlio sarebbe stato una vittima di quelle pericolosa istituzione che serve esclusivamente ad annientare l’essere umano”.
Sono tante le voci arrivate in terra argentina per affermare lo stesso concetto.
Il colpo finale, lo ha dato il film sul viaggio Roma Pechino, quello girato dalla nostra amica imolese Margherita. Il film ha commosso tutti per la forza con la quale i protagonisti del documentario hanno raccontato con chiarezza la pratica del fare assieme nel suo farsi.
Dopo un buffet semplice e genuino, informale, con vino tinto molto buono e il rettore impegnato a rammentarci che quella era casa nostra, abbiamo salutato, preso al volo un taxi per correre verso la municipalità di Buenos Aires dove i rappresentanti della città insieme all’associazione ADESAM hanno organizzato un incontro per salutare i viaggiatori e mettere l’accento sulla necessità di un superamento degli ospedali psichiatrici e di un cambiamento nel campo delle politiche relative alla salute mentale.

All’appuntamento sono presenti un centinaio di persone tra italiani e argentini.

Dopo circa un’ora l’incontro si conclude. La stanchezza si fa sentire, aiutata dal caldo umido della giornata. Nella nostra memoria rimangono fissate le belle immagini della mattinata e le parole importanti che sono state spese soprattutto da familiari e persone che hanno dovuto ricorrere ai servizi di salute mentale per affrontare un momento critico della loro esistenza.

Più sfocata, diciamo pure deludente, quella del pomeriggio in cui i discorsi dei rappresentanti istituzionali sulla 180, sull’importanza di affermare i diritti di cittadinanza, sulla necessità di chiudere con l’esperienza dei manicomi, divengono più freddi, prevedibili e noiosi senza quel calore che solo chi ha attraversato l’esperienza del disagio può trasmettere.

Mentre lasciamo il Municipio della città gli impiegati del comune ci invitano a uscire da una porta laterale.

Dopo un po’ scopriamo il motivo. Davanti all’entrata principale del municipio, cittadini argentini stanno manifestando con slogan, tamburi e striscioni. Chiedono lavoro, casa, terra e una maggiore attenzione ai bisogni dei più poveri.

Forse questa è la conclusione migliore per una giornata come quella che abbiamo vissuto oggi e che ci ricorda con forza che al di là dei discorsi, la strada per la salute mentale è nella partecipazione, nel protagonismo del pueblo, come chiamano a Buenos Aires i cittadini, è nella pratica dei diritti.
Ennio

MEMORIA JUSTICIA VERDAD - domenica 23 novembre

La sera dopo la cena ci si ferma per mettere a punto il programma del giorno dopo: si stabilisce che non possiamo perderci una visita alla fiera di San Telmo, una occasione ghiotta per chiunque ama la musica di strada, passi di danza di tango i prodotti dell’artigianato locale e gli oggetti di antiquariato. Nel pomeriggio ci dirigiamo verso Avenida San Juan dove ci hanno detto che durante la demolizione di un edificio del club atletico, divenuto un centro clandestino di detenzione, tortura e sterminio durante il regime militare argentino negli anni 70, e la costruzione di un cavalcavia sono state ritrovate le fosse comuni in cui erano state occultati i corpi di numerosi argentini considerati dei pericolosi sovversivi semplicemente perché credevano che la vita dovesse essere vissuta nel rispetto dei diritti di tutti:
Ora questo luogo è diventato un importante luogo della memoria.
Leggere le scritte sulle porte di ingresso che con prepotenza si offrivano al ricordo sfidando l’oblio, guardare le foto dei giovani argentini che avevano concluso la loro esistenza tra atroci sofferenze, pensare alla nostra vicinanza a quella cultura e quegli sguardi che chiedono giustizia ancora oggi, ci ha fatto venire la pelle d’oca. Perché tanta atrocità? Perche l’uomo deve essere così malvagio? I nostri passi verso Puerto Madero alla ricerca del parco naturale sulle sponde del Rio della Plata, luogo abitualmente frequentato dalle famiglie di Buenos Aires alla ricerca di un luogo presso il quale trovare ristoro e sfuggire al caldo dell’estete a Buenos Aires, sono stati punteggiati dal ricordo di quegli anni, anni importanti per noi italiani, gli anni settanta, anni di lotta, in cui un’intera generazione ha cercato di cambiare il mondo e durante i quali ha visto la luce la legge Basaglia, la legge 180 che ha sancito la chiusura degli ospedali psichiatrici nel nostro paese.
Ennio

Arrivo a Buenos Aires - sabato 22 novembre

Il volo AZ680 partito alle ore 23.00 da Roma è arrivato a Buenos Aires alle ore 09.33 locale.
Finalmente siamo arrivati in questa grande città dopo un viaggio lungo e faticoso.
14 ore su un aereo che ha fatto rotta verso il Sudamerica sorvolando la Sardegna il grande deserto del Sahara, le maestose acque dell’atlantico, lambendo le coste del Brasile per atterrare,dopo aver imboccato il grande delta del Rio della Plata, sulla pista dell’aeroporto di Buenos Aires.
Scesi dall’aereo ci attendeva un brusco cambio di temperatura: 25°
Alcuni di noi, mentre si attendeva il visto d’entrata nel paese, cominciavano a sfilarsi giacche, pullover ed a rivestirsi con magliette di cotone che prima della partenza aveva avuto l’accortezza di infilare nei loro zainetti.
Guadagniamo l’uscita dell’aeroporto e ci dirigiamo verso i pullman che ci attendono per portarci in albergo. La stanchezza per un viaggio durante il quale solo in pochissimi erano riusciti a riposare si leggeva sul volto di tutti ma la curiosità per ciò che si presentava davanti ad i nostri occhi ci manteneva vigili, all’erta con lo sguardo schiacciato contro il finestrino ed il dito puntato verso ciò che scorreva davanti a noi. E’ circa mezzogiorno e finalmente prendiamo possesso delle nostre camere. Una doccia veloce, un tentativo di stendersi sul letto o rilassarsi su una poltrona e poi via ad assaporare il gusto di questa grande città. Bambini sempre bambini mai sazi ed eccitati da tutto ciò che ci si presenta davanti, un oggetto di artigianato,una scritta sul muro,un cartellone pubblicitario, un monumento, alla ricerca costante di qualcuno accanto a se con il quale condividere la scoperta. Non ha senso scoprire questa città da soli e così i primi giorni cerchiamo l’abbraccio del gruppo ed ogni spostamento è concordato insieme agli altri e non semplicemente per motivi di sicurezza. Vaghiamo per la città ed ogni attraversamento pedonale diviene occasione per esplorare un mondo nuovo. E’ come se alla fine dei tappeti zebrati che ospitano queste ampissime strade ci aspettasse un nuovo spettacolo imprevisto. Rimaniamo affascinati dalla disponibilità delle persone che incrociamo e che fermiamo per cercare una risposta ai nostri frequenti quesiti. Il tempo qui sembra rincorrere la lentezza e restituisce all’incontro un significato inusuale che pure un tempo è appartenuto anche a noi. Spesso la domanda trascina dentro di se la vita di qualcuno di noi, e così ci ritroviamo a parlare della nostra provenienza geografica e dopo un po’ senza accorgercene, piano piano ti ritrovi ad ascoltare storie di amici e parenti italiani con i quali i nostri occasionali interlocutori hanno condiviso momenti della loro esistenza.
Cerchiamo un posto dove pranzare e ci facciamo sedurre da un ristorante che sembra ci offra un pasto dignitoso a prezzi bassi. Le grigliate di carne, pollo e salsicce la fanno da padrona ma non manca chi sente la nostalgia di casa ed opta per gli spaghetti all’italiana il tutto innaffiato da abbondante birra argentina. Tutto a posto ? sembra di si . E’ il momento di raccoglierci e rientrare in albergo ma la città, vuole farci pagare pegno, ci mette alla prova e tenta con il suo fascino di sedurci ci distrae con la sua frenetica ed operosa umanità, con i colori potenti e pieni figli di un cielo cristallino: Manca Andrea ci guardiamo intorno stupiti e pieni di preoccupazione, ci ricontiamo ma Andrea non compare. Bambini!! come se bastasse rifar la conta per rivedere il contorno del nostro amico disegnarsi d’avanti ad i nostri occhi proprio come quando si gioca a nascondino. Ci guardiamo intorno, Andrea non c’è proprio la grande megalopoli sud americana sembra averlo inghiottito nelle sue fauci ed improvvisamente la città si trasforma e sembra mostrarci il suo volto cattivo. Il gruppo organizza le ricerche, si chiede aiuto alla polizia che pattuglia le strade, gli lasciamo una foto per facilitare le ricerche, chiamiamo il consolato italiano a Buenos Aires, i nostri amici dell’ADESAM e l’agenzia di viaggi che ha organizzato il soggiorno in terra argentina. Le ore passano di Andrea non se ne sa nulla. Non ce la sentiamo di star fermi e aspettare che si compia un miracolo. Ci organizziamo per una nuova ricerca dividendoci i settori.
I cercatori, circa 30 ritornano a setacciare il territorio nella speranza di ritrovarlo. Il tempo passa e le facce che si incrociamo sono sempre più tirate e preoccupate.
Sono le sei del pomeriggio quando finalmente una telefonata annuncia il ritrovamento: Tiziana, Annamaria, Daniela e Lucia ci danno la buona notizia, Andrea è di nuovo dei nostri.
Ennio

venerdì 12 dicembre 2008

La testimonianza di Daniela

Ciao, sono Daniela, mamma di mirko e david...

mi aggrego alle riflessioni di Geppo e non posso fare altro che constatare che a 10 giorni dal ritorno il primo aggettivo che mi viene da rispondere a chi mi chiede come è stato il viaggio è MERAVIGLIOSO!!!

e non so classificare,dare un ordine alle motivazioni che mi spingono a dire così...la compagnia,il clima,le manifestazioni,la carica che ho sentito nelle persone che abbiamo incontrato...

provo ad andare con ordine...bhè, per quanto riguarda la compagnia non posso fare altro che ringraziarvi tutti quanti per l'affetto che siete riusciti a mostrarci in questi fantastici 10 giorni,si può dire che avete letteralmente adottato i miei figli e non sapete quale aiuto è stato per me avere un sostegno così grande alla scommessa fatta con i miei ragazzi di 10 e 16 anni,li avete fatti crescere, arricchiti in un clima di festa continua, hanno imparato a responsabilizzarsi...nonostante le canzoncine "sceme" di andrea,ma sono andate benissimo anche queste!!(david continua tutt'ora a cantarle!)

le manifestazioni sono state poi delle vere feste,con un trasporto e un'emozione così forte che era quasi tangibile e basta chiudere gli occhi un attimo o soffermarsi su una foto per sentire riecheggiare i tamburi che battevano il ritmo di quella musica coinvolgente...fenomenale!!!

e la grinta,la caparbietà di tutte quelle persone che ci hanno reso partecipi delle loro lotte,dei loro ideali portati avanti ad ogni costo,mi hanno regalato una forza interiore direi quasi esplosiva...vien proprio voglia di rimboccarsi le maniche e di dire "ALLORA FACCIAMO?!"

già i motivi sono tantissimi per continuare a dire MERAVIGLIOSO e credo che l'eco di questa parola suonerà nella mia testa ancora per molto...

grazie a tutti voi per l'opportunità che ci avete dato e per come ci avete fatto vivere questa esperienza...SE VI VA OGNI TANTO VENITE A FARCI UNA SERENATA!!!

UN BACIO GRANDISSIMO A TUTTI

DANIELA E FAMILY

giovedì 11 dicembre 2008

MARTEDI’ 9 DICEMBRE 2008

Care amiche e cari amici, 

dopo qualche giorno dal nostro rientro sento che posso cominciare a mettere per iscritto alcune emozioni e alcuni ricordi dell’esperienza argentina…..


Appena rientrato a casa, e anche nei giorni immediatamente successivi, raccontare le giornate e gli incontri avvenuti,  mi induceva emozioni incontenibili che sfociavano in lacrime: era l’orgoglio di aver potuto fare un’esperienza del genere? Era la rabbia nel sentire che la nostra presenza era stata, pur con tutta la nostra partecipazione, marginale e che non si potranno verificare cambiamenti significativi? E’ stato il contatto con l’esperienza delle madri di plaza de mayo, con la loro immensa capacità di trovare un senso alla loro vita, nonostante l’immenso dolore vissuto durante l’aberrante periodo della dittatura militare? E’ stato l’essermi sentito parte di un gruppo nuovo, che mi ha concesso e permesso di conoscere nuove persone e di conoscere nei vecchi amici aspetti , affetti ed emozioni nuove? E’ stato percepire e osservare che, pur in una realtà complessa e soggetta tuttora a violenze sociali e politiche, esistono realtà che potrebbero insegnarci a non venir meno al ruolo di partecipazione, di protesta e di denuncia sociale e politica?


Io penso che i dieci giorni passati a Buenos Aires rappresenteranno un ricordo che continuerà a palpitare, che potrebbe consentirmi, ( spero di consentirci ), di rinforzarci ulteriormente sulle mie/nostre convinzioni, sui nostri ideali  che ci hanno portato a fare la scelta, prima di prendere un aereo, che mira all’affermazione e alla realizzazione di contesti ed esperienze di partecipazione realmente condivisa, fra tutti i componenti partecipanti, anche a costo, delle volte, di scontri  e contrasti non proprio ortodossi (….vorrei chiedere scusa in quest’occasione a Ennio….aspettando chiaramente di poterne riparlare in viva voce…).


Vorrei che queste poche righe potessero essere lette da tutti i partecipanti argentini, ma non solo, vorrei che ciascuno di noi potesse fungere da tam – tam comunicativo all’interno dei propri gruppi ed associazioni, per trasmettere la carica e l’entusiasmo che ho percepito insieme a tutto il gruppo, ma insieme anche ai tanti amici italiani ed argentini presenti a patas arriba…..

Io personalmente non ho visitato nessun manicomio, ma ho percepito l’emozione degli incontri attraverso le testimonianze, le parole, le pause delle persone che ci hanno rappresentato, così come ho visto rinforzarsi la capacità di prendersi uno spazio nel gruppo, di divenire voce rappresentativa del gruppo, da parte di quasi tutti i partecipanti…


Penso che sia questo un punto che ci dovrebbe far riflettere, e sono sicuro che ne avremo modo, sulle possibilità diverse che si possono innescare nella relazione all’interno di un gruppo, che si identifica come gruppo per il senso che ciascuno dei componenti dà alla sua presenza, per il senso che ciascuno di noi ha trovato nell’essere parte di questo progetto.


Un grande ringraziamento lo devo fare alle bellissime donne che erano presenti e ai loro importantissimi contributi apportati al gruppo, sia provenienti dall’esperienza storica dell’ANPIS, come A.Maria, Cristina, Rita, Emilia, Nives, Daniela,….. ma anche grazie alla profonda sensibilità e fermezza delle amiche avvicinatesi a quest’esperienza : Daniela & Daniela , Monica, Tiziana, Lucia…..


Senza di loro questa esperienza sarebbe risultata sicuramente meno significativa, e le ringrazio ancora per la loro capacità di mostrare al gruppo il pragmatismo femminile che in diverse circostanze è risultato fondamentale per superare i momenti critici e i dibattiti vissuti  con eccessiva partecipazione ( a partire dal sottoscritto).


Naturalmente un ringraziamento anche a tutti i baldi giovani che hanno mi hanno donato il loro entusiasmo e che hanno caratterizzato in modo particolare il gruppo Emilia Romagna, a partire dai più “giovani” : Luigi, Egidio, Tuccio…. Fino ad arrivare ai più giovani, il cucciolo David e l’impegnato virgulto Mirco….


Questa è una prima riflessione, scusate se è troppo sintetica, cercherò di proseguire inviandovi altre nuove considerazioni, magari più centrate sugli eventi e le giornate vissute insieme….


Intanto un grosso abbraccio a tutti…


Hasta la Vittoria … siempre !!!!!


NO PARAR !!!!


Giovanni……

mercoledì 3 dicembre 2008

Un viaggio visto con i miei occhi di 10 anni

Quelle che seguono sono le parole della mamma di David con le quali presenta il diario di suo figlio: "semplice e genuino come può essere un bimbo che non cerca le differenze per forza ma che riesce a viverle come una normalità"

21/11/08

Caro diario,

per la prima volta prenderò l'aereo, per andare a Buenos Aires in Argentina.

Viaggerò con dei ragazzi veramente speciali, per manifestare contro i manicomi.

23/11/08

Caro diario,

oggi con il gruppo A.N.P.I.S. Emilia Romagna siamo partiti dal nostro hotel la Salles che si trova di fronte ad un alto obelisco.

Abbiamo seguito una delle vie principali di Buenos Aires per andare a plaza de Mayo. In questa piazza è situato un altro obelisco con sopra Atena.

Intorno all'obelisco c'è un cerchio che rappresenta il percorso che fanno le donne, madri dei desaparecidos, da più di 30 anni. 

Dopo aver visitato la piazza siamo andati in un mercatino dove abbiamo visto oggetti originali del posto: c'erano delle calamite che rappresentavano il tango, un ballo tipico argentino.

Mentre eravamo al mercatino ci siamo fermati in un ristorante dove abbiamo mangiato specialità del luogo.

Dopo, camminando per la strada siamo passati sotto un cavalcavia, dove ,facendo degli scavi erano stati ritrovati i corpi di molti desaparecidos.

Sui cartelli c'erano scritte molto raccapriccianti, quante persone sono state uccise dal governo solo perché non erano d'accordo con la loro politica: più di 30000.

 

24/11/08

Caro diario,

stamattina siamo andati all'università di Bologna a Buenos Aires, abbiamo parlato di molte cose importanti su questo progetto che si chiama Patasarriba, che significa sotto-sopra.

Abbiamo partecipato alla conferenza stampa e alcuni di noi hanno raccontato la loro esperienza diutenti,famigliari e volontari dei servizi della salute mentale.

Le bandiere che ci siamo portati dall'Italia si riempivano delle firme di chiunque fosse interessato.

25/11/08

Caro diario,

questa mattina siamo andati a visitare un hotel molto particolare, di nome B.A.U.E.N. che è gestito dai suoi lavoratori che hanno fatto una cooperativa dopo che il proprietario è scappato con la cassa.

Al pomeriggio siamo andati alla Plata, alla periferia di Buenos Aires, a fare una manifestazione.

Ci avevano preparato dei giochi molto belli: 

una bacinella piena di acqua e sapone con cui si facevano delle grandissime bolle, e una bottiglia con un po' di acqua dentro sparata in alto da una pompa da bicicletta.

Giochi semplici ma molto divertenti.

Infine siamo andati per la strada a manifestare con un gruppo che suonava, con tamburi e tamburelli una musica che si chiama murga, dei ballerini e un giocoliere che usava il "diablo" e 5 palline.

26/11/08

Caro diario,

oggi abbiamo visitato il parco della memoria, dove c'è un monumento costruito con 30000 mattonelle, di cui 9000 incise.

30000 è il numero dei desaparecidos e 9000 di quelli di cui hanno trovato i cadaveri.

Nel pomeriggio siamo andati al Matadero, un quartiere povero di Buenos Aires.

Anche qui abbiamo manifestato per la chiusura dei manicomi con una grande festa e il concerto di gruppi musicali, alcuni bravi altri meno bravi.

 

28/11/08

 

Caro diario,

oggi non è stata una giornata come le altre perché pioveva.

Verso le 13.00 siamo andati alla Boca, un altro quartiere molto povero, a fare delle partite di calcio con deiragazzi che vivono nei manicomi.

Avrei voluto giocare anch'io, ma non me lo hanno permesso per paura che mi facessero male.

Poi siamo andati a vedere lo stadio della Boca che si chiama Bomboniera, lo stadio di Maradona.

Verso sera ci hanno accompagnato a vedere la zona del Caminito, dove ci sono delle bellissime case colorate con le rimanenze delle vernici utilizzate per le navi.

29/11/08

Caro diario,

nel pomeriggio siamo andati a manifestare in plaza de Mayo con persone uscite dal manicomio. Ad un certo punto è iniziato a diluviare, quindi ci siamo riparati dentro un bar inzuppati d'acqua.

Lì dentro abbiamo fatto una piccola festa con un gruppo di cantanti che erano anche al Matadero.

Abbiamo suonato con chitarre, fisarmoniche,tamburi, tamburelli, ma anche con bicchieri e cucchiaini.

 

30/11/08

Caro diario,

oggi dovevamo andare al Tigre, un affluente del Rio della Plata che è il fiume con la foce più grande del mondo.

Non ci siamo andati perché pioveva.


IMPRESSIONI 

Buenos Aires  a me non è piaciuta molto perché ci sono molti monumenti belli, ma anche tante case rotte che stonavano con i monumenti.

Invece la Plata, dove sfocia il Rio della Plata, mi è piaciuta di più.

Al Matadero c'era molta puzza di croccantini di gatto…

Mentre la parte più bella della Boca è il Caminito con tutte le sue case colorate.

 

DAVID GUERRA

Iniziare dalle fine


Carissimi,
Siamo tornati!
Alle 18 e 30 di ieri, martedì 2 dicembre, stanchi, dopo un lunghissimo viaggio, con i volti affaticati ma pieni di emozione, il groppo in gola,gli occhi arrossati e lucidi nei quali ancora balenavano le immagini della ricca esperienza argentina, ci siamo salutati facendo echeggiare nell'atrio dell'aereoporto di Bologna.
Ancora una volta l'urlo corale "PATAS!!!! ARRIBA!!!!" ha riempito l'aria nell'estremo tentativo di proteggere, raccogliendo in una sonora e resistente sacca immaginaria, la nostra preziosa avventura.
curo è stato difficile, doloroso…una cattiveria del mondo. Ma sopra tutto rimane l'impressione vitale netta, paradossale, di un viaggio che è appena iniziato. Stamane al risveg
Ci siamo salutati abbracciandoci, tutti,uno ad uno, intensamente quasi a volere conservare il calore di ciascuno degli altri nel nostro corpo prolungandone la loro cara presenza. Separarci , ve lo ass
ilio, come un pugno nello stomaco la nostalgia per tutto ciò che abbiamo vissuto in Argentina mi assale e fa fatica ad abbandonarmi. Mi chiedo con un po' di preoccupazione: per quanto tempo durerà ancora e cerco, come un corpo mutilato di ricomporre i propri pezzi nella vana speranza di ricomporre un'unità illusoria, i miei amici argentini con i quali ho condiviso questa straordinaria esperienza. Una certezza lenisce il fastidio di questa sensazione e cioè che quell'unità la si può ritrovare con la comunità (in argentina direbbero con el pueblo) che in questi mesi ci ha permesso e si è permessa di farci partire, un unità da ricomporre con quelle persone che avranno la voglia, il desiderio di ascoltare, con paziente curiosità, i nostri racconti
Grande è la voglia di raccontare. L'impressione netta è quella che le parole non bastino, che non siamo in grado di tradurre e trasmettere, tutte quelle emozione, sentimenti, sensazioni che abbiamo vissuto in terra argentina, che non riescano a contenere, a raccontare, la grande umanità che abbiamo incontrato e dalla quale siamo stati attraversati. Dovete perdonarci per la mancanza di informazione che ha connotato questo viaggio nel suo farsi, diversamente dal precedente , quello per Pechino ma credeteci ciò non è segno di approssimazione e superficialità ma esattamente del contrario. Siate clementi!

Siamo ancora storditi per tutto quello che abbiamo vissuto e abbiamo bisogno di un pò di tempo per digerire l' esperienza proprio come succede dopo essere stati invitati ad un banchetto ed aver assaporato cibi abbondanti saporiti e succulenti. Vi assicuriamo che saremo di parola e manterremo l'impegno, che alla partenza ci siamo assunti, di raccontare il nostro/vostro viaggio. Ancora grazie a tutti coloro che hanno creduto in questa impresa grazie per averci dato, esservi dati la possibilità di realizzarla. 3 dicembre 2008 Con profondo affetto

Ennio