venerdì 13 febbraio 2009

Buenos Aires – giovedì 27 Novembre 2008

Un pomeriggio a teatro 

E’ un torrido giovedì pomeriggio di novembre, a Buenos Aires.

Con Virna, Emilia e Claudio decidiamo di andare a teatro presso la sala del A.T.E. (Asociacion de Trabajadores del Estado). C’è in programma la rappresentazione di “El Burgues Gentilhombre” di Moliere, messo in scena dagli ospiti dell’Hospital de Dìa, Hospital Nacional Prof. Alejandro Posadas. Come lo sport e la musica, anche nel sud del mondo, il teatro si rivela nella sua funzione universale: una grande occasione di incontro.

Prendiamo un taxi al volo semplicemente alzando un braccio (come nei film e ci piace tanto) ma restiamo imbottigliati nel traffico nei pressi di Plaza de los Dos Congresos a causa di una manifestazione di piazza contro il governo. Scambiamo quattro chiacchiere con il taxista che è figlio di un calabrese emigrato a Buenos Aires in cerca di fortuna nell’ultimo dopoguerra; parla un argentino italianizzato che si  comprende bene: ci racconta che nei giorni del default del 2001 i parlamentari uscivano di nascosto “come topi” dal parlamento per paura della reazione della gente ridotta quasi alla fame. Il taxi procede a passo di lumaca, il taxista ci chiede cosa facciamo da questa parti, e un coro di voci si leva dal sedile posteriore “per chiudere i manicomi” e io, contralto, “per aprire i manicomi”. Lui ci guarda perplesso, non capisce e noi spieghiamo: chiuderli perchè non esistano più luoghi di emarginazione e di violenza istituzionalizzata; aprirli per far uscire le persone e restituire loro libertà e dignità anche nella cura.

Il taxi è praticamente fermo, siamo in ansia perchè non vogliamo arrivare tardi. Nonostante il caldo opprimente decidiamo di proseguire a piedi, usciamo dalla zona congestionata dal traffico, il teatro è ancora lontano ed è tardi, decidiamo allora di prendere un altro taxi. Finalmente arriviamo!!!

Veniamo accolti con calore, ci consegnano un programma di sala in italiano che apprezziamo con gratitudine e sollievo. Lo spettacolo è appena iniziato. L’impatto scenico è forte, gli attori sono bravi e simpatici, la scenografia è essenziale, i costumi sono evidentemente fatti con pochi mezzi e tanta buona volontà e creatività. Lo sguardo scorre sulle persone, sui gesti, sui movimenti da guitti, apprezzo la cura e la passione per quello che stanno facendo. L’unico punto dolente è che parlano troppo velocemente in argentino e purtroppo mi sfuggono la maggior parte delle battute, per fortuna l’universalità del linguaggio del corpo teatrale facilita la comprensione delle situazioni e alcune di queste suscitano la nostra ilarità.

Dopo lo spettacolo incontro gli attori e la regista mentre insieme sorseggiano il mate nelle loro piccole zucche con le cannuccie di bambù, me lo offrono con generosità. Ho provato una grande tenerezza nel vederli lì, giù dal palco con ancora il trucco di scena sul viso, più timidi e schivi, gli abiti ripiegati nelle sporte, i pezzi di scenografia appoggiati per terra….. Sono curiosa, comincio a fare domande e mi rispondono prima timidamente poi via via sempre più sciolti, ci tengono a raccontare la loro esperienza e modulano la lingua e la gestualità per farsi capire. E ci riescono! Mi dicono che il gruppo nel suo insieme cura ogni parte dello spettacolo: dalla scelta della rappresentazione da mettere in scena alle attribuzioni dei personaggi agli attori, dalla scenografia ai costumi, dalle musiche alle luci. Mi raccontano che si incontrano per tre, spesso quattro, pomeriggi alla settimana nelle due stanze che hanno a disposizione al  Servizio de Psichiatria. L’impegno più grande è quello richiesto dall’interpretazione dei personaggi, come ciascuno di loro entra nella parte e rende il personaggio credibile. Gli attori continuano il gioco comico della commedia: Alejandra mi dice “Io sono Nicolaza! la interpreto facilmente, con mucho gusto!”, Damian fa intendere di avere il fascino di Cleonte e i suoi compagni ridono.

Ana Laisa è l’unica attrice professionista del gruppo, si occupa della regia e dell’organizzazione dello spettacolo. Mi spiega che il gruppo decide anno per anno su quale testo teatrale impostare il laboratorio che si conclude necessariamente con uno spettacolo. Su questo punto siamo più che d’accordo: non c’è teatro senza pubblico! Il lavoro si può definire compiuto solo attraverso le suggestioni e le emozioni suscitate negli spettatori. E’ questo il bello del teatro: alimenta i processi di espressività di sé, di relazione interpersonale e di creazione di cultura sia per chi lo fa che per chi assiste.

Arriva il pulmino il gruppo è impegnato nel caricare gli arredi e gli oggetti di scena per riportarli alla loro sede, ci salutiamo con calorosi baci, abbracci e scambi di mail.

Tra noi, lì, nell’atrio del teatro, si è creato un buon clima, di parole e di pelle, mi sono sentita parte di un gruppo più grande, persone accomunate nell’idea che il teatro è un luogo per sognare, per nutrire le emozioni, per fare scoperte sul senso stesso della vita.  

Monica di Ferrara 

martedì 3 febbraio 2009

PatasArriba pensiero

Un viaggio contro ogni pregiudizio per un mondo senza manicomi.

Questo è lo slogan stampato sulla bandiera che per 10 giorni ci ha accompagnato nel geometrico dedalo stradale di Buenos Aires, tra la gente, nei manicomi, nei ristoranti, alle partite di calcio e nei mercati che abbiamo attraversato in taxi o in bus o più semplicemente a piedi.

Ogni persona incontrata che pensava di condividere il nostro pensiero ha messo una firma sulla bandiera azzurra o su quella gialla o su tutte e due. Posso testimoniare che le firme raccolte sono tante, che è un buon segno.

Ma un tratto di pennarello, per quanto grosso, non cancella il pregiudizio, lo stigma. Sono i muri edificati dentro la testa delle persone, che sono fatti di mattoni e malta molto più resistenti di quelli degli edifici.

Qui in Italia siamo fortunati perchè almeno i muri fisici sono stati picconati e abbattuti. Ci ha pensato Franco Basaglia, promotore della Legge 180/78, che ha permesso in questi 30 anni, ai nostri concittadini che hanno problemi di personalità, di depressione, di mania, di autismo o semplicemente di solitudine di avere la possibilità di guarire o almeno di condurre una vita come tutti gli altri, con un lavoro, una casa, un amore e delle chance. Certo i problemi non mancano ma da quando in qua esiste una cosa perfetta?

In questo viaggio ho avuto il compito di riportare a casa un po' di momenti immortalandoli con la mia nikon. Riportare a casa i ricordi e le emozioni con un linguaggio che mi è più appropriato di quello scritto. Un mezzo come un altro per promuovere e per muovere le persone che di questi argomenti sono a digiuno o che non hanno idea di cosa significhi disagio mentale. Credo che le persone dovrebbero essere informate e magari vivere delle esperienze perchè possano rendersi conto che la realtà non cammina dall'altra parte del marciapiede ma che è lo stesso vestito con   il quale sta camminando.

Ci siamo resi conto che in Argentina la strada è ancora lunga e accidentata, ma le scarpe sono buone e si sta compiendo qualche passo nella direzione, dico io, giusta.

Ogni piccolo passo è un passo importante verso l'inclusione sociale e il riconoscimento dei diritti non solo per chi sta in manicomio, ma per tutte quelle persone che hanno difficoltà ad essere accettate dalla società perchè considerate diverse. 

Per questo il viaggio che abbiamo fatto non è stato solo un viaggio per conoscere, uno scambio culturale o un divertentissimo carnevale, ma nella promozione della salute mentale, un veicolo di valori universali che ci fanno ricordare che non esiste solo il nostro orticello dietro casa o l'avidità o l'egoismo e la paura, ma che siamo tutti nodi di una rete che ci lega. 

L'arrivo all'aeroporto di Buenos Aires, per me che non sono mai uscito dalla vecchia Europa, è stato proprio come l'ingresso nel nuovo continente e mi sono sentito come una gallina spelacchiata che esce dal pollaio per la prima volta, curiosa è un po intimorita ma sostanzialmente emozionata.

Il mio destino per fortuna non è stato quello di fare un buon brodo, ma quello, adesso che sono tornato, di fare felice me stesso e chi mi circondava, portando corpo, anima e le loro funzioni tra tanti altri corpi e anime.

Sono stati 10 giorni molto intensi, insieme agli Special Boys di San Giorgio di Piano e di tutta l'Emilia Romagna, oltre a delegazioni provenienti da tutta Italia.

Ho visto lo stadio del Boca Junior di Maradona e ascoltato il tango in calle Caminito immerso nei colori delle case rivestite di metallo e dipinte con la vernice delle barche.

Ho visitato il manicomio Borda con la sua, o meglio, la loro Radio Colifata, gestita da pazienti ed ex pazienti, ho visto il parco realizzato in memoria dei desaparecidos, ho visto l'hotel Bauen, occupato dai lavoratori, ho visto il manicomio di Torres, dove ci sono già esperienze avanzate di uscita delle persone dalla struttura.

Ho viaggiato sui taxi gialli e neri e ho visto la pioggia torrenziale di Buenos Aires, ho partecipato alla Murga a La Plata dentro a un corteo coloratissimo e scanzonato al ritmo dei tamburi urlando “no ai manicomi” e ho ballato la musica di gruppi locali al barrio Matadero insieme alle donne dell'ospedale psichiatrico per mujeres. Sono stato all'università di Bologna in BsAs a sorbirmi le belle parole dei dottoroni, ho visto la plaza de Majo, centro nativo della città e ho passeggiato per il mercato di San Telmo tra posate d'argento, cipolloni e bottiglie per la soda.

Ho anche baciato una hostess svedese in una delle serate in giro per Buenos Aires a ballare e a chiaccherare con una birra in mano e ho immaginato il terrore della dittatura militare ascoltando le storie dei desaparecidos, delle rappresaglie e dei voli della morte, dalla bocca di due studenti di vent'anni; ho letto il nome di molte persone morte per l'avidità di pochi.

Ho letto Mafalda e l'Eternauta. Ho sentito il fervore nelle parole di chi “lucha”, lotta, per la difesa del suo lavoro e dei suoi diritti fondamentali.

Ho mangiato il lomo di chorizo con fritas, la milanesa con rusa e ho bevuto la Quilmes e lo yerba mate con Dolores, una bella psicologa che vive con 300 euro al mese. Ho conosciuto persone colte e divertenti, giocherellone o maniache del caffe e delle sigarette. Ho conosciuto persone che si spaventano per un topolino e chi beve birra per calmarsi. Ho visto partite di calcio con tifi da stadio e persone con la testa schiacciata, senza arti o con la bava alla bocca e l'ho abbracciata per fargli sentire che anche se non potevo rimanere li siamo stati fortunati a conoscerci.

Ho parlato “castellano” o “argentino” e ancora dieci giorni e diventava la mia seconda lingua.

Ho scoperto un altro pezzo di me stesso e l'importanza delle persone.

Davide 

mercoledì 21 gennaio 2009

Matadero - 26 novembre 2008

Siamo a Matadero, nuova tappa di avvicinamento al grande appuntamento di sabato in Plaza de mayo, giorno in cui si concluderanno le iniziative di Patas Arriba 2oo8.

Matadero è uno dei quartieri più poveri di Buenos Aires.

Arriviamo con i nostri pullman, scendiamo ed il primo approccio con l’ambiente non è dei migliori.

Un intenso e sgradevole odore di cui non riusciamo a scoprire l’origine pervade l’aria che ci circonda.

Tutt’intorno i negozi e le case presentano cancelli di protezione da eventuali furti. Notiamo che il supermercato che si trova nella zona pur essendo aperto al pubblico è protetto dalla presenza di solide inferriate lungo tutto il lato che costeggia il marciapiedi . Una porticina fatta di spesse barre metalliche, addolcite da una verniciatura di colore celeste permette l’entrata e l’uscita delle persone che vanno a comperare i generi alimentari.

Ci dirigiamo verso un parco pubblico al cui centro si erge un grande anfiteatro di cemento le cui gradinate son dipinte di un azzurro cielo. La temperatura è elevata e pensare di trascorrere alcune ore in quel luogo che sembra arroventato dal sole mette a dura prova la nostra voglia di partecipare a questo importante evento.

Un camioncino della protezione civile, poco prima dell’entrata distribuisce acqua a chi la desidera, per evitare problemi di disidratazione. Nell’area attorno all’anfiteatro ci accolgono gruppi di donne, che si proteggono dai raggi di un sole insidioso con dei cappellini di paglia intrecciata, con fazzoletti di cotone appoggiati sul capo e variopinti ombrelli. Sono donne provengono da un ospedale psichiatrico femminile che si trova nei paraggi nel quale vivono oltre 1000 persone. Le donne che incontriamo sono persone con le quali si sta lavorando per creare percorsi di reinserimento sociale nell’ambito del programma denominato PREA (Programma di riabilitazione e dimissione assistita). Tale programma è rivolto sia alle persone ricoverate per lunghi periodi in ospedale psichiatrico, che a promuovere la salute mentale nella comunità.
Man mano che passa il tempo il luogo del nostro raduno comincia a popolarsi di gente che inizia a prendere confidenza con gli spazi. Rimane la sensazione di essere all’interno di una grande padella in cui noi costituiamo gli ingredienti principali per realizzare una raffinata ricetta.
Aspettiamo che qualcuno prepari il soffritto. In fondo al padellone c’e un palco da cui partono voci e suoni discontinui e ripetitivi: un gruppo di musicisti e tecnici del suono si sta dando da fare per mettere a punto gli strumenti musicali, l’impianto audio, i diffusori ed i microfoni. Sembra che anche i suoni, come tutti noi, si sentano ancora stranieri e vaghino alla ricerca di un equilibrio nello spazio attorno a loro, un posto dove poggiarsi. Tutto questo dura finchè il primo gruppo comincia a suonare i coinvolgenti ritmi sud americani. Le note si destano dal loro condizione di straniamento provvisorio e si raccolgono in strutture musicali decise, ferme, risolute. La musica inizia a fluire ordinata e crea come d’incanto il collante necessario affinchè tutto si leghi. La musica chiede semplicemente al corpo di parlare senza parole . E’ la voglia di muovesi, di ballare, di giocare che ha bisogni degli altri per realizzarsi aiuta a superare ogni perplessità o timore. Con la musica non c’è bisogno di presentazioni, non bisogna conoscere lo spagnolo o l’italiano per stabilire un contatto tra la gente. In breve tempo un gruppo di persone anima, con il suo entusiasmo, lo spazio in fondo al catino e ciò agisce sugli altri come un forte richiamo: L’allegria è contagiosa e lo spazio per ballare diviene improvvisamente poco adatto, angusto a contenere l’entusiasmo che intanto si sta generando.

Leggendo il desiderio collettivo di trovare ristoro si materializza la presenza di un idrante che comincia a lanciare un potente flusso d’acqua nel settore della gradinate più esposta al sole cocente. Repentinamente quel luogo, fino a poco tempo prima, accuratamente evitato da qualunque forme di vita, si popola di corpi che richiedonoo attenzione, affinché il getto li colpisca trasformandosi in una energica doccia rinfrescante. In quel contesto, l’acqua che scorre sulle persone e sulle cose sembra moltiplicare l’intensità dell’incontro e dare a quell’elemento liquido una funzione inattesa di purificazione e cambiamento. Tutti siamo più che mai convinti che da domani….ma che dico!!... Fra meno di un’ora i manicomi spariranno dalla faccia della terra grazie a quel rito propiziatorio.

La giornata va avanti.

Tanti sono i gruppi che si alternano sul palco con le loro musiche trascinanti cosi come tanti sono i discorsi, facili prede di vigorosi applausi, che condannano i manicomi e mettono al centro la voglia di aprire in Argentina un nuovo capitolo nel campo della salute mentale. La musica è trascinante e premia la voglia, che c’è ed è forte, di ballare insieme. E’ una musica, quella che pervade l’aria intorno a noi, che unisce e che rende uguali nelle differenze: dove sono le donne alle quali l’Ospedale Psichiatrico voleva negare l’esistenza? la musica, la danza collettività le rende indistinguibili e rompe quell’arcano incantesimo che il manicomio rende possibile che trasforma l’umano in disumano ed i bisogni e i desideri in malattia.

Ah!!. Se il mondo fosse fatto di questo ritmo, di questa musica e di queste danze, un mondo senza manicomi sarebbe possibile.

Un concerto davvero speciale.

Ma cosa rende speciale questo concerto ?

Un concerto al quale stanno partecipando oltre 300 persone, un concerto con tanta bella musica ma sempre un concerto, un concerto come ce ne sono altri in giro.

A renderlo speciale è proprio la presenza di quelle donne esiliate, ultime della terra che il manicomio aveva tentato di rendere invisibili e che finalmente riescono a riscattarsi mostrando nei loro movimenti la forza della libertà che come uno strascico lucente e prezioso ci stordisce.

Che potenza!!
Che energia!!
E noi al confronto semplici comparse.

Il concerto si avvia verso la sua naturale conclusione.

Ad un certo punto quelle donne con cappelli a larghe falde e ombrelli variopinti ci salutano e si avviano verso l’ospedale che ancora le ospita.

Capiamo da quel segnale che, almeno per oggi, il manicomio sarebbe ancora esistito.

Ennio

sabato 17 gennaio 2009

Patas Arriba: riflessioni a freddo

Sono trascorsi 40 giorni  dal viaggio in Argentina.

Appena tornato  preso dall’entusiasmo  mi sono letto “le Irregolari”  un libro che ha per protagoniste le madri  di Plaza de Mayo  e racconta di tanti desaparecidos,  tutti con una loro storia  ma legati allo stesso feroce destino.

La lettura  ha dato  le risposte alle domande che mi ero posto, durante i racconti,  nei luoghi della tragedia argentina.

E mi sono chiesto se sarebbe stato meglio leggere il libro prima della partenza Se avessi fatto così  non sarebbe stata solamente la famosa plaza de mayo  il mio luogo di  culto,  in quanto teatro di protesta silenziosa da parti delle madri, ma anche  Avenida Currientes ,  Avenida Callao, La Plata,  Matadero,….

Vie e città che ho percorso e visitato, ignaro del fatto che furono macchiate dal  sangue di attivisti

politici trucidati barbaramente dalla polizia  nel periodo della dittatura. 

Forse è stato meglio che sia andata così come è andata,  in tal modo non mi sono perso il fascino del nuovo , e il tormento dei perchè . 

Subito, appena arrivato a casa, avrei voluto ringraziare via e-mail i miei compagni di viaggio per la

Benevolenza  riservatami.

E avere aspettato tanto è stato meglio perché ho avuto la prova che i  sentimenti di gratitudine sono

Rimasti intatti.

Una  riconoscenza particolare va  ai nottambuli, assaggiatori  di birra, giocherelloni  che mi hanno benevolmente  arruolato nel loro gruppo.

Un bacio e una carezza ai giovanissimi Mirko e David  che mi hanno   abbracciato,spintonato,sgambettato .

Una volta mentre  si passava in rassegna le foto scattate con la mia digitale con il braccio di Mirko attorno al collo e David appiccicato al mio corpo ho avuto la stessa   sensazione di tenerezza che solo i miei nipotini mi sanno regalare.

Tuccio

giovedì 15 gennaio 2009

Argentina

Cosa siamo riusciti ad imparare
dal soggiorno fatto in Argentina?
Sinceramente la cosa
più importante
che abbiamo potuto recepire
è la capacita di saper aspettare
Con questo voglio dire
che siamo diventati
tutti più pazienti...
Bisogna saper vivere
anche i numerosi attimi di tempo
nei quali
si può solo temporeggiare!
Conquista
il tempo che ti circonda
fino ad amare
tutto ciò che ci accade.
Alcuni sono pazienti dalla nascita,
altri lo sono diventati
con lo scorrere degli anni.
Molti guardano con disprezzo
non capendo
che per vivere occorre
anche saper guardare negli occhi
degli altri
e con un sorriso
saper dare conforto a chi ne ha bisogno!
L’amore viene lasciato
in un cassetto,
ma voler bene agli altri
e apprezzare tutti i difetti,
diventare pazienti,
ci aiuta a volerci più bene,
chiunque siamo...
*
Paolo - tnt

Scusate il ritardo...

Scusate il ritardo……………..ci siamo anche noi: Emilia Chicco
Che dire di questa esperienza;non so…e’difficile trovare le parole per esprimere qualcosa di speciale,di unico,veramente unico.
Non citero’nomi di persone,luoghi,vie,date ecc.ecc.ma daro’voce alle emozioni,alla gioia,all’amore,alla tenerezza,alla passione,alla tristezza,alla nostalgia e cosi’ via.
PRIMO VOLO:PRIMA PAURA PRIMA GRANDE EMOZIONE.

ATTESA IN AEREOPORTO
L’eccitazione era nell’aria,l’euforia animava i nostri corpi,le nostre menti, ci faceva ridere, cantare, ballare,dire stupidaggini insomma ci faceva essere molto chiassosi!!!!!!!!!!Alcuni preferivano rimanere un po’ in disparte partecipando con discrezione quasi intimiditi dalla prorompente vitalita’ che animava la maggior parte del gruppo..Le nostre voci,il nostro parlare si confondeva,si mischiava con tutto quello che ci circondava ed altro ancora(ragazzi,facciamo delle foto? ??!! ehi dove vai? Non ti allontanare!!! Ragazzi stiamo in gruppo altrimenti qualcuno rischi di perdersi. Ho perso il biglietto!!! No eccolo l’ ho trovato ,devo andare al bagno,ho voglia di fumare ) ed altro ancora. Persone ci osservano incuriosite e, subito qualcuno di noi ne approfitta (“scusate:qualcuno di voi sarebbe cosi’ gentile di firmare la bandiera? “ –Di che cosa si tratta? Dove state andando?”
“Il nostro piu’ che un n viaggio e’ un incontro di parole,di sguardi ,di espressioni,di esperienze di vita. Con la legge 180 Basaglia 30 anni fa ha fatto si che in Italia(unico paese al mondo) si potesse realizzare un grande progetto: la chiusura di tutti i manicomi. Noi tutti portiamo le nostre esperienze per: raccontarci,confrontarci ed imparare dal popolo argentino. Si ;anche l’Argentina ha questo progetto in cantiere questo grande desiderio……chiudere i manicomi . Qualcun altro desidera autografare la bandiera?? “ Io non sono d’accordo pero’…….se siete convinti:::::::: fate pure.”

IL VOLO
Breve,interminabile,ronficchiante,turbolento,freddo,caldo,colorato,in bianco e nero ,alba e tramonto giorno e notte in un battito di ciglia.

PATASSARRIBA ECCOCI ARRIVATI ……E L’AVVENTURA COMINCIA
Grandi emozioni ci aspettano, che gioia che felicita’. Bella gente piena di calore passione,forza,poverta’ ma anche tanta dignita’.Ci sono anche i furbacchioni(come direbbe Manu) persone senza fissa dimora (ma quasi mai per scelta).
Grande metropoli: qui tutto e’ diverso! piu’ grande!Il colore di un tramonto il canto degli uccellini, i tronchi degli alberi i rami degli alberi carichi di fiori gialli e lilla di colore intenso.Il vento,il sole,i rumori,i profumi ,gli odori,le puzze.
Tutto ci rende elettrici,vitali ,attivi,euforici. Instancabili nelle camminate negli incontri per scambi culturali ,cercare di capire conoscere assimilare trasmettere imparare quanto piu’possibile per nutrire le nostre anime.
La musica e’coinvolgente,trascinante espressione di forza vita determinazione.Rafforza i legami con le persone.Persone che subiscono lo sguardo degli altri fatto di paura e diffidenza ma, con volonta’ e desiderio di affievolire questi retaggi.
E poi :ancora grandi emozioni con il muro della memoria(desaparecidos)a segno di uno squarcio nell’umanita’ con il pianto instancabile,dignitoso e determinato delle madri alle quali sono stati strappati con crudelta’ i figli(due generazioni). Per chetare un poco i loro pianti basterebbe una giusta conoscenza dei fatti e non un infangamento come il potere dell’ingiustizzia ha fatto.Questo e’ uno dei piu’ grandi crimini commessi contro l’umanita’,un delitto!

VERSO LA FINE DEL PERCORSO
Ormai il nostro viaggio e’quasi finito e ,comunque la voglia di mettersi in gioco e’ sempre tanta.
Le serate ricche di emozioni a volte si mescolano con stanchezza e nervosismo.
Gli input sono stati tanti:in effetti ho ricevuto molto piu’ di quello che ho dato.Questo mi ha arricchita molto…..mi ha aperto gli occhi e la mente ho visto e sentito cose che non avrei immaginato potessero esistere. Siamo contenti,esausti felici ma anche con tanta voglia di tornare a casa per poter trasmettere ad altri tutto cio’ che abbiamo conosciuto imparatoed aprezzato.
Mi sento stanca ma….non appagata.Ho cercato di vivere ogni minuto del mio tempo, ci sono riuscita in parte,potevo fare di meglio.
C’e’ anche voglia di tornare a casa pregustare un buon caffe’italiano.

RITORNO A CASA
La valigia e’ pronta con un po di ARGENTINA dentro.Siamo comunque sempre di corsa e poi……..e’stato molto caldo.
Sono in aereo:mi sento strana non capisco se e’ perche’ e’rimasta una parte di me in Argentina oppure perche’ ho portato con me una parte di Lei. Rifletto un po e poi concludo:entrambe le cose.
Questo e’ stato per me un viaggio indimenticabile per cio’ che e’stato fatto per quello che mi ha dato per quello che ho visto. Ma la piu’ grande e forte emozione che ho vissuto e’ stata quella di :conoscere una terra ricca di passione generosita’coraggio e voglia di cambiare lo stato delle cose. Persone con motivazioni molto forti continuano a vivere mantenendo molto salda la voglia di lottare per se stesse e per altre .Tutto cio’ e’indice di amore generosita’ che non ha eguali.
Di una cosa cosa sicura:d’ora in avanti quando guardero’ una persona negli occhi riusciro’a trasmetterle parte di ricchezza spirituale e umanita’che mi e’ stata donata in Argentina da un popolo meraviglioso.


AFFETTUOSAMENTE EMILIA…………………………………..CHICCO

A quelli che abitano il mio cuore



A quelli che abitano il mio cuore, ricevano oggi li mio abbraccio festeggiando la vita, la lotta e tutto il piacere che si può condividere.


Vi mando due poesie: una è di Eduardo Galeano, giornalista, scrittore, poeta uruguayano, e me l'ha mandata una mia amica argentina.


La seconda è di Alda Merini.


Un abbraccio,


Lucia la viaggiatrice

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Nosotros tenemos la alegría de nuestras alegrías,
y también tenemos la alegría de nuestros dolores
porque no nos interesa la vida indolora
que la civilización del consumo vende en los supermercados,
y estamos orgullosos del precio de tanto dolor
que por tanto amor pagamos.
Tenemos la alegría de nuestros errores,
tropezones que prueban la pasión de andar
y el amor al camino;
y tenemos la alegría de nuestras derrotas
porque la lucha por la justicia y por la belleza
vale la pena también cuando se pierde.
Y sobre todo...
sobre todo tenemos la alegría de nuestras esperanzas
en plena moda del desencanto, cuando el desencanto
se ha convertido en artículo de consumo masivo y universal
nosotros seguimos creyendo
en los asombrosos poderes del abrazo humano.

*
Eduardo Galeano


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Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti....
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

*
Alda Merini